IL DIBATTITO       
MALE OSCURO CAUSE CHIARE
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di ERSILIA SALVATO

Immaginifico e inquietante e non solo sul terreno simbolico il richiamo ieri di Repubblica al delinearsi di un male oscuro che rischia di minare credibilità, efficacia e capacità di agire delle nuove amministrazioni comunali, a partire dalla mia città, invita ad una riflessione difficile e innanzitutto ad un esercizio di onestà intellettuale. In realtà questo male oscuro da tempo presente nella vita politica e sociale delle nostre comunità ha le sue fondamenta possenti e dure da estirpare in un'idea e pratica della politica che troppo spesso si esaurisce in defatiganti discussioni su deleghe e poltrone. Ed è altrettanto troppo lontana dalla vita quotidiana dei cittadini, spesso non conoscendone affatto diritti, bisogni, sentimenti e speranze.
Un male oscuro che nei mesi scorsi nella mia città ha ingenerato in tanti e tante una delusione profonda, un distacco dalla politica, la perdita spesso di fiducia e speranza. Un male oscuro che in questi intensi primi giorni di lavoro da sindaco ho ritrovato nei guasti di un modo di essere della stessa macchina comunale, nell'assenza o quasi di un'idea ordinaria del procedere dell'amministrazione e finanche nell'incuria o nell'indifferenza verso gli effetti dei tempi burocratici sulla vita delle persone e penso, ad esempio, ai ceti deboli che da mesi stanno aspettando l'erogazione di contributi.
In campagna elettorale mi sono battuta contro questo male oscuro e ho riannodato un dialogo con i cittadini a partire da una comune volontà, dal bisogno di una svolta seria nel modo di essere della politica, su cui sono più determinata che mai. Leggo che Geppino D'Alò sottolinea l'importanza del ritorno ai partiti. Anche io vorrei, per cultura e passione politica, inneggiare al ritorno dei partiti e ad un ruolo rinnovato dei partiti tutti, innanzitutto del mio partito, i Ds, e so che tutti dobbiamo impegnarci seriamente per raggiungere questo obiettivo. La realtà oggi però ci rimanda ben altro. Anche a sinistra e nel centrosinistra l'assenza di un'idea della politica come partecipazione, radicamento, lettura attenta della società e riformismo praticato tutti i giorni, pesa enormemente e determina comportamenti di chiusure autoreferenziali, sterili discussioni, smarrimento del senso stesso del far politica. La realtà teorizzata, oltre che praticata, è una visibilità inseguita sul terreno del potere e dell'occupazione di poltrone piuttosto che con la concretezza del fare, con una ricerca progettuale, con la volontà di misurarsi sul terreno del governo come cambiamento.
In questo senso quanto sta accadendo a Castellammare è emblematico. C'è una giunta composta soprattutto di giovani e donne che insieme al sindaco si sta cimentando faticosamente e tra mille difficoltà, con la difficoltà di casse lasciate vuote e di un bilancio a grave rischio, con problemi piccoli e grandi. C'è un città che guarda alle prime misure, che approva o avanza critiche, che incalza con i suoi suggerimenti e le sue proposte. Ci sono forze politiche che continuano a ragionare di se stesse e alcune Verdi, Rifondazione, Udeur e Comunisti italiani che quasi quotidianamente emettono proclami, chiedono più visibilità, chiedono in realtà più poltrone. Ancora una volta un quadro desolante che parla di una distanza tra politica e cittadini, di una distanza forte. La terapia è certamente l'esercizio del governo e auspicabilmente del buongoverno. Ma resto convinta che non può esserci buon governo se non lavoriamo con coerenza per una rottura di questa pratica e di questa idea della politica.
So bene che non è facile e so bene quanto, in assenza della politica, sono diventate forti altre pratiche consociative e compromissorie. So bene infine che la terapia è l'assunzione di responsabilità da parte di tutti e innanzitutto da parte di un sindaco che deve mantenere un impegno assunto con i cittadini, l'impegno di amministrare senza cedere a ricatti anche a costo di andare tutti a casa.
Ersilia Salvato, sindaco di CASTELLAMMARE DI STABIA