La Repubblica, 1 agosto 2002 Le altre News
castellammare laboratorio permanente
DIEGO BELLIAZZI
A CASTELLAMMARE si sono
sollevate questioni di fondo, localmente esplose ma che attengono a problemi e
contraddizioni che vive la politica e vivono i partiti in una dimensione più
ampia di quella stabiese. Si legge la necessità di un rilancio del
centrosinistra campano. Nel contempo anche il centrodestra vive una sua crisi
con il fallimento di operazione spregiudicate di connubio tra vecchie
espressioni del ceto politico, intriso di una cultura assistenziale e ai margini
della legalità, con ceti aggressivi e rampanti (vedi lo scioglimento delle
amministrazioni di centrodestra di Giugliano, Acerra, Quarto, Sant'Antimo...).
Siamo in presenza di una crisi strutturale dei partiti che perdura.
Contemporaneamente c'è una insostituibilità democratica degli stessi: senza
non ci sono percorsi democratici ma solo populismo e plebiscitarismo. Il
passaggio stretto della democrazia italiana è questo. Ersilia Salvato ha
reagito al tentativo dei partiti di sostituirsi nella gestione. Io credo che
Ersilia abbia fatto bene a lanciare in modo estremo un allarme.
A questo allarme si risponde con partiti capaci di svolgere pienamente il
proprio ruolo, che certamente non si riduce alla gestione, alla richiesta di
incarichi e prebende in funzione diretta di un consenso da conservare o
alimentare. E neanche al perseguimento di scelte sganciate da ogni idea di
competenza e di qualità e fondate su fedeltà ben poco partitiche e molto
personali. In questo non c'è «insofferenza» di Ersilia ma l'avvertire
acutamente che se non si afferma questo principio, tutto l'orizzonte della
politica corre il rischio di essere occupato dal confronto sulla gestione,
espellendo o tenendo ai margini ciò che deve essere il cuore della
responsabilità politica: il confronto su idee, programmi, progetti. E' in
ragione di ciò che rivolgiamo un appello non ad Ersilia Salvato, ma a tutto il
centrosinistra di Castellammare a compiere un deciso passo in avanti sul terreno
del rinnovamento politico. Così tutti, con la città, potranno uscirne più
forti. Ed è su questa base che dalla difficoltà si potrà uscire chiedendo
anche al sindaco di riconsiderare la scelta delle dimissioni. Insieme occorrerà
riflettere su come la coalizione si struttura, si dota di regole trasparenti, fa
vivere una forte partecipazione sugli indirizzi di fondo tra sindaco e giunta,
gruppi consiliari, partiti e società. Tema questo che il centrosinistra non ha
risolto neppure a livello nazionale. Tra gli estremi irripetibili dei
sindacimonarca e dei partiti invadenti c'è la ricerca, ancora incompiuta, di un
nuovo equilibrio che affermi le prerogative di autonomia dei primi cittadini e
l'insostituibile ruolo dei partiti nel concorrere al governo delle città in
nome della rappresentanza affidata loro dalla sovranità popolare.
Con Catello Polito Castellammare anticipò Napoli e la «primavera» di tanti
comuni. Si determinò una svolta quando questa città era piegata civilmente,
socialmente e politicamente dalla crisi produttiva, dalla camorra che versava
sangue ogni giorno per le strade, dai cassonetti di immondizia che bruciavano in
tutta la città e dai sindaci in fuga. Può ora continuare ad essere laboratorio
politico a dieci anni di distanza della stagione dei sindaci del '93? Sono
convinto di sì.
Castellammare è una tra le città più importanti della Campania. E' un luogo
simbolo del Mezzogiorno democratico. Da anni è in atto uno sforzo nazionale,
regionale e locale guidato dal centrosinistra per assicurare al territorio un
nuovo sviluppo. Questo sforzo, con la nuova amministrazione, può e deve
compiere un salto di qualità. I Ds, tutti, stanno lavorando per vincere questa
sfida al fianco di Ersilia Salvato e con una coalizione nella quale per tutti ci
sia una funzione e una pari dignità.
Infine, avendo avuto un ruolo nella candidatura e nella vicenda elettorale di
Castellammare di Stabia, insieme al gruppo dirigente stabiese e al segretario
regionale, credo di avere qualche elemento di conoscenza dell'intero percorso.
Non vedo, quindi, come si possa dire che Ersilia sia stata candidata ed eletta
nonostante i Ds: è stata questa la candidatura che i Ds più hanno voluto e più
hanno difeso costruendola insieme a tutta la coalizione.
Diego Belliazzi, segretario provinciale ds