Ecomostro, la cattiva memoria di chi firmò
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di PASQUALE BELFIORE
La Repubblica, 19 Luglio 2002
Verrebbe quasi voglia di adottare quell'ecomostro
derelitto di Pozzano, ora che i tanti genitori che l'hanno voluto fanno a gara a
disconoscerlo. Certo, non entusiasma, forse non è neppure brutto: è solo
architettura insipida. Faccenda però oltremodo grave se quarantamila metri cubi
e passa li si mette in mostra in posti che il Padreterno ha benedetto e che
meriterebbero matite più talentose. La sua storia non è turbolenta, come gran
parte delle storie degli ecomostri fatte di piraterie urbanistiche e giuridiche.
Qui, tutto è in regola, (quasi) tutti sono stati d'accordo nel concedere
deroghe e permessi ed ora, a cose quasi fatte, nascono dubbi e sconcerto per un
progetto che, si badi, viene realizzandosi esattamente così come era stato
progettato, disegnato e approvato. Qualcosa non ha funzionato in questa storia,
qualcosa che somiglia molto alla ondivaga politica per l'ambiente e il paesaggio
praticata nel nostro paese che oscilla tra lassismo e integralismo.
C'era dunque una volta in questo posto un bel cementificio, bello nel suo genere
ma molesto per fumi, rumori e per i continui morsi per alimentarsi dati alle
pareti della montagna retrostante. Un giorno bello anch'esso, come tutti i
giorni che vedono la fine di cose divenute sgradevoli in certi posti la fabbrica
chiude. La soluzione naturale del problema è troppo semplice per risultare
vincente: si demolisca la fabbrica, si bonifichi l'area, si restauri il
paesaggio, si restituisca il litorale al pubblico godimento e si pensi ad
impiantarvi attività leggere, compatibili con la vocazione ed il carattere del
sito. Così dice anche il Piano Urbanistico Territoriale, così ripetono
Legambiente, Italia Nostra e Wwf. Non così la Regione, preposta alla tutela
dell'ambiente, che concede una deroga al citato Put; non così il Ministero per
i Beni Culturali, preposto alla tutela del paesaggio, che approva il progetto di
riconversione del cementificio in albergo; non così politici, amministratori
locali e sindacati che affidano a questa opportunità lo sviluppo dei livelli
occupazionali dell'area stabiese. Finalità nobili, come appare evidente, ma che
andavano perseguite con altri mezzi, evitando una competizione impari e
demagogica tra posti di lavoro e ragioni del paesaggio: chi legittimamente
chiedeva lavoro era nemico dell'ambiente, chi difendeva le ragioni del paesaggio
era un cinico esteta.
Con queste premesse, l'attuale esito scontenta tutti perché le attese
occupazionali sono modeste e questo tratto di costa ha perso un'occasione unica
per riacquistare carattere e bellezza.
L'episodio di Pozzano è destinato a ripetersi in un prossimo futuro perché
saranno sempre più numerosi i casi di riconversione di grandi insediamenti
industriali lungo le coste italiane.
Si spera, ovviamente, in risultati migliori, ma si impone, in ogni caso, una
impostazione diversa del problema fondata sul rispetto dei ruoli istituzionali e
su progetti di maggiore qualità.
Quanto ai ruoli istituzionali, è indispensabile che chi è delegato alla tutela
dell'ambiente e del paesaggio rivendichi questi compiti senza complessi di colpa
nei confronti di altri problemi ritenuti, a torto, più importanti e urgenti.
Nell'episodio campano, Regione e Ministero sembrano aver sposato troppo in
fretta le altrui ragioni senza aver sperimentato a sufficienza strade diverse.
C'è stato uno studio di fattibilità che ponesse a confronto più soluzioni,
una attenta analisi economica tra costi e benefici, una valutazione non
indulgente del progetto presentato, un programma di più vasto respiro economico
e territoriale nel quale inserire l'iniziativa?
Probabilmente no, perché in caso contrario si nutrirebbero motivi di perplessità
sulle capacità programmatorie e decisionali dei due enti. Quanto ai progetti,
la qualità architettonica deve essere un requisito sempre presente. Diviene un
imperativo categorico in luoghi particolarmente segnati come quello di Pozzano.
Se non ce n'è a sufficienza, la colpa maggiore è di chi ha autorizzato la
costruzione. Poco importa se ciò è avvenuto per eccessiva comprensione di
circostanze estranee alle ragioni della storia, dell'ambiente e del paesaggio.
PASQUALE BELFIORE
Presidente dell'Istituto Nazionale di Architettura Sezione Campania