LA QUERELLE  CASTELLAMMARE                           Le altre News
da Il Mattino   6 Agosto 2002

PIETRO PERONE
Il giorno dopo la tregua, il nuovamente sindaco, Ersilia Salvato, rilancia e candida Castellammare a laboratorio politico di un grande Ulivo, un po’ partito unico modello Cofferati. D’accordo quasi su tutto col leader della Cgil, il primo cittadino ribadisce la blindatura della propria giunta e limita il campo di azione delle forze politiche, a cui «spetta - dice - un ruolo programmatico». Il sindaco prova inoltre a fare concorrenza al prete no-global, don Vitaliano Della Sala, tanto che Castellammare potrebbe contendere il primato a Sant’Angelo a Scala, il piccolo Comune dell’Irpinia dove lo scorso anno si è svolto un raduno anti-globalizzazione: «Sì - dice Ersilia Salvato - la città che amministro può diventare un laboratorio di culture diverse e a me piacerebbe che il Consiglio comunale potesse esprimersi su alcuni temi di solidarietà». Un sindaco movimentista, che l’altra sera ha ritirato le dimissioni più sull’onda delle manifestazioni di piazza e il tentato girotondo di Antonio Di Pietro, che in seguito a un accordo programmatico con le forze dell’Ulivo. Il documento redatto dai partiti, frutto di un week-end di lunghe mediazioni, è quasi passato in secondo piano rispetto la mobilitazione di comitati civici e associazioni, ma Diego Belliazzi, segretario provinciale della Quercia, ribadisce il valore di quell’accordo: «Il ritiro delle dimissioni è avvenuto sulla base degli impegni assunti reciprocamente». Gelido invece sul laboratorio stabiese: «Sarebbe già tanto che a Castellammare - dice Belliazzi - si possa realizzare una valida esperienza amministrativa».
Nel resto dell’Ulivo lo scetticismo è più marcato. «Alla Salvato dico attenta, perché su questa strada sarà difficile governare», avvisa il deputato della Margherita, Riccardo Villari. «Non vorrei - aggiunge - che demonizzando i partiti si giungesse a forme esasperate di populismo, facendo morire la politica». Non è tenero il senatore, Giuseppe Scalera, altro esponente della Margherita, proveniente da Rinnovamento: «Appare ingeneroso - dice - che a poche ore dal ritiro delle dimissioni e l’ampia convergenza registrata in Consiglio comunale, la Salvato continui a scavare un inutile solco fra partiti e società civile. Al di là della personale simpatia per Cofferati, il problema è quello di unire e non dividere». Scalera ricorda al sindaco diessino il sostegno offerto in campagna elettorale e «il senso di responsabilità - dice - mostrato quando abbiamo rinunciato a spazi di gestione per non fare mancare la solidarietà della coalizione».
Indoddisfatta la Margherita, pessimista l’Udeur, fra i partiti che maggiormente hanno polemizzato: «Il documento siglato con le altre forze prevede la verifica fra un anno, ma è chiaro che l’autonomia riconosciuta non può prescindere dal rapporto costante con la coalizione», dice Nello Di Nardo, dirigente mastelliano.
Centristi dunque perplessi, arrabbiati gli uomini di Bertinotti che il sindaco Salvato vorrebbe invece a pieno titolo nell’Ulivo. Rispetto a Cofferati, che dà per scontata l’autonomia, Salvato sostiene «che è un errore lasciare indietro a priori Rifondazione, il cui coinvolgimento dovrebbe essere più forte». Un auspicio sul piano nazionale che si scontra con l’attacco sferrato dal segretario provinciale, Peppe De Cristofaro: «Salvato pensasse a fare il sindaco, al nostro partito provvediamo da soli. La crisi della politica non si risolve con la deriva populista, ma riuscendo a rispondere ai reali bisogni della gente. È su questo piano che il primo cittadino dovrà misurarsi, mentre i discorsi pronunciati finora somigliano a quelli di un Berlusconi d’annata».
Archiviata la paura delle dimissioni, che avrebbe portato Castellammare nuovamente alle urne, una parte dell’Ulivo tallona il sindaco, protagonista di cinquanta giorni vissuti pericolosamente. Dalle critiche avanzate alla passata giunta di centro sinistra; al j’accuse contro l’albergo che dovrebbe rilanciare il turismo stabiese. Poi lo strappo, il dietrofront e ieri l’idea del laboratorio ulivista modello Cofferati che non sembra contribuire a distendere i rapporti con gli alleati.