PIETRO PERONE
Il giorno dopo la tregua, il nuovamente sindaco, Ersilia Salvato, rilancia e
candida Castellammare a laboratorio politico di un grande Ulivo, un po’
partito unico modello Cofferati. D’accordo quasi su tutto col leader della
Cgil, il primo cittadino ribadisce la blindatura della propria giunta e limita
il campo di azione delle forze politiche, a cui «spetta - dice - un ruolo
programmatico». Il sindaco prova inoltre a fare concorrenza al prete no-global,
don Vitaliano Della Sala, tanto che Castellammare potrebbe contendere il primato
a Sant’Angelo a Scala, il piccolo Comune dell’Irpinia dove lo scorso anno si
è svolto un raduno anti-globalizzazione: «Sì - dice Ersilia Salvato - la città
che amministro può diventare un laboratorio di culture diverse e a me
piacerebbe che il Consiglio comunale potesse esprimersi su alcuni temi di
solidarietà». Un sindaco movimentista, che l’altra sera ha ritirato le
dimissioni più sull’onda delle manifestazioni di piazza e il tentato
girotondo di Antonio Di Pietro, che in seguito a un accordo programmatico con le
forze dell’Ulivo. Il documento redatto dai partiti, frutto di un week-end di
lunghe mediazioni, è quasi passato in secondo piano rispetto la mobilitazione
di comitati civici e associazioni, ma Diego Belliazzi, segretario provinciale
della Quercia, ribadisce il valore di quell’accordo: «Il ritiro delle
dimissioni è avvenuto sulla base degli impegni assunti reciprocamente». Gelido
invece sul laboratorio stabiese: «Sarebbe già tanto che a Castellammare - dice
Belliazzi - si possa realizzare una valida esperienza amministrativa».
Nel resto dell’Ulivo lo scetticismo è più marcato. «Alla Salvato dico
attenta, perché su questa strada sarà difficile governare», avvisa il
deputato della Margherita, Riccardo Villari. «Non vorrei - aggiunge - che
demonizzando i partiti si giungesse a forme esasperate di populismo, facendo
morire la politica». Non è tenero il senatore, Giuseppe Scalera, altro
esponente della Margherita, proveniente da Rinnovamento: «Appare ingeneroso -
dice - che a poche ore dal ritiro delle dimissioni e l’ampia convergenza
registrata in Consiglio comunale, la Salvato continui a scavare un inutile solco
fra partiti e società civile. Al di là della personale simpatia per Cofferati,
il problema è quello di unire e non dividere». Scalera ricorda al sindaco
diessino il sostegno offerto in campagna elettorale e «il senso di
responsabilità - dice - mostrato quando abbiamo rinunciato a spazi di gestione
per non fare mancare la solidarietà della coalizione».
Indoddisfatta la Margherita, pessimista l’Udeur, fra i partiti che
maggiormente hanno polemizzato: «Il documento siglato con le altre forze
prevede la verifica fra un anno, ma è chiaro che l’autonomia riconosciuta non
può prescindere dal rapporto costante con la coalizione», dice Nello Di Nardo,
dirigente mastelliano.
Centristi dunque perplessi, arrabbiati gli uomini di Bertinotti che il sindaco
Salvato vorrebbe invece a pieno titolo nell’Ulivo. Rispetto a Cofferati, che dà
per scontata l’autonomia, Salvato sostiene «che è un errore lasciare
indietro a priori Rifondazione, il cui coinvolgimento dovrebbe essere più forte».
Un auspicio sul piano nazionale che si scontra con l’attacco sferrato dal
segretario provinciale, Peppe De Cristofaro: «Salvato pensasse a fare il
sindaco, al nostro partito provvediamo da soli. La crisi della politica non si
risolve con la deriva populista, ma riuscendo a rispondere ai reali bisogni
della gente. È su questo piano che il primo cittadino dovrà misurarsi, mentre
i discorsi pronunciati finora somigliano a quelli di un Berlusconi d’annata».
Archiviata la paura delle dimissioni, che avrebbe portato Castellammare
nuovamente alle urne, una parte dell’Ulivo tallona il sindaco, protagonista di
cinquanta giorni vissuti pericolosamente. Dalle critiche avanzate alla passata
giunta di centro sinistra; al j’accuse contro l’albergo che dovrebbe
rilanciare il turismo stabiese. Poi lo strappo, il dietrofront e ieri l’idea
del laboratorio ulivista modello Cofferati che non sembra contribuire a
distendere i rapporti con gli alleati.