Il Mattino. 22 Luglio 2002

Ma la famiglia non crede al suicidio       Le altre News

CINZIA BRANCATO
Si chiamava Agata, aveva 33 anni, era incinta al nono mese di un bambino che avrebbe voluto chiamare Marco. Il fiocco celeste lo avrebbe appeso alla culla oggi e, per festeggiare l'evento, il marito Luigi le avrebbe regalato un gran mazzo di rose rosse e, intorno al suo letto di mamma al primo parto, si sarebbero naturalmente riuniti parenti e amici. Agata, invece, non sarà mai mamma. Marco non verrà mai infilato in un porte-enfant e Luigi deporrà rose rosse sulle tombe. Il corpo di questa donna, bella e allegra e che fino a due giorni fa ricamava camicine di lino per il suo bebè, è stato rinvenuto nel cortile dell'ospedale San Leonardo di Castellammare poco dopo l'alba, schiacciato al suolo, dopo un volo di 15 metri. Con lei è morto anche il piccino che portava in grembo.
Gli inquirenti dicono che con ogni probabilità si è suicidata. Che si è alzata dal letto di ospedale intorno alle 4. Che ha calzato le pantofole ma non indossato la vestaglia. Che ha raggiunto il quarto piano e, aperta una finestra che dà sul retro, si è gettata nel vuoto. L'ultima persona che l'ha vista ancora in vita è la compagna di stanza. Alle 2, Agata dormiva tranquilla, poi verso le 4 le è passata davanti agli occhi come un'ombra; ha pensato che andasse in bagno e si è riaddormentata. Mezz'ora dopo si è risvegliata e, non trovandola, l'ha cercata.
«Pensavo si fosse sentita male e ho chiamato l'infermiera». Il corpo di Agata è stato ritrovato un'ora più tardi. Nessuno aveva voluto pensare a una tragedia.È toccato al medico di turno del reparto di Ostetricia, Gianluigi Russo, constatare il decesso della donna e del bambino. È lo stesso medico che sabato ha eseguito l'ultima ecografia.
«Abbiamo sentito insieme al marito il battito cardiaco del piccino. Tutti i valori erano normali. Tutto era pronto per il parto cesareo fissato per domani (oggi ndr). La signora era felice e tranquilla. Dopo una prima gravidanza conclusasi sfortunatamente con un aborto, era molto contenta di diventare finalmente mamma. Che cosa sia accaduto durante la notte io proprio non lo so...».
E una spiegazione non riescono a trovarla il marito, il padre, i familiari tutti, ma anche chiunque l'aveva conosciuta anche solo da poche ore. Agata non aveva davvero alcun motivo di togliersi la vita. Era stata in gioiosa compagnia con il marito fino alle 21 di sabato. Aveva scherzato con le altre pazienti del reparto. Con una di loro era anche scesa al bar a prendere una Coca-Cola e si era attardata fino a mezzanotte a raccontare i suoi progetti di mamma.
Agata era di Portici e viveva a Castellammare da due anni, da quando aveva sposato Luigi. Insieme gestivano una cartolibreria e da qualche mese avevano iniziato un corso per programmatori di computer. Piccoli particolari di una vita destinata a trascorrere come tante. Se Agata è davvero morta suicida di certo se ne ignorano le cause. La Procura di Torre Annunziata ha aperto un'inchiesta e il pm Ciro Cascone dice di non escludere anche la pista dell'incidente anche se «per ora non è possibile effettuare un altro tipo di ipotesi diversa dal suicidio». Si saprà di più dopo l'autopsia di oggi.