Il Mattino, 21 Luglio 2002
CINZIA BRANCATO
In gergo marinaro viene chiamata la banchina del mare morto, perchè è il punto
del golfo in cui ristagna l'acqua. Per gli stabiesi il molo che sporge dalla
mastodontica struttura dell'ex cinema Montil, è la banchina nuova. Ma non è il
nome che conta. A ogni varo di nave, che prende il largo dalla Fincantieri, quel
lembo di terra si affolla di curiosi. Donne, uomini e bambini: ce n'erano tanti
anche ieri mattina, a piedi, in sella a biciclette e a motorini. Tutti lì,
testimoni di un rito che a Castellammare si ripete ormai da più di due secoli.
Sono stati travolti nel tempo di un amen, trascinati in mare, insieme con bici e
scooter, da un moto ondoso provocato proprio dalla discesa in acqua della nave,
un traghetto-merci commissionato dalla compagnia Grimaldi. In 15 sono finiti in
ospedale, tutti feriti lievi tranne uno che ha rischiato l'amputazione del
piede.
Doveva essere un giorno di festa: la moglie dell'armatore, Paola, alle 11 e tre
quarti taglia il nastro che tiene legata la bottiglia di champagne e lascia che
si infranga sulla fiancata de «La Grande Francia», sorella gemella di un altro
traghetto merci già varato quattro mesi fa nel golfo di Castellammare. Lo scafo
entra in acqua. Sibilano le sirene. «È stato un varo meraviglioso ... tutto è
andato come previsto...», si sente ripetere sulla banchina dei cantieri navali,
mentre va in scena il rituale dei complimenti e delle felicitazioni. Ma basta
allungare lo sguardo di 700 metri per accorgersi che qualcosa non ha funzionato.
Dall'altra parte, sulla banchina dei curiosi, un moto ondoso trascina in acqua
una ventina di persone. Altre si gettano in aiuto dei naufraghi.
Gaetano Carotenuto, 60 anni, di Boscoreale, cade rovinosamente dopo aver
sbattuto il piede contro un blocco di cemento. Trasportato in ospedale viene
immediatamente operato. Si teme per il suo arto, è talmente ridotto male che si
pensa di amputarglielo: i dottori Vitiello e Grimaldi riescono fortunatamente a
ricostruirglielo. Ma l'uomo non potrà lasciare il nosocomio prima di un mese.
Se la cavano con una prognosi di una settimana gli altri feriti. Donne, uomini e
bambini, testimoni di un evento che rischia di interrompere una tradizione
antica. Chi, dopo ieri, assisterà ancora al varo di una nave con la stessa
tranquillità di chi partecipa a una festa? Non più, forse, Sebastiano che ha
12 anni e una ferita all'inguine e che, seduto su una sedia a rotelle del pronto
soccorso del San Leonardo, piange la sua bicicletta finita in fondo al mare. «Mamma,
dì a quei signori vestiti da marinai di andarmela a recuperare...». «Mamma te
ne compra un'altra, quel che conta è che stai bene e ora torni a casa».
In acqua è rimasta anche la vespa di Marina. Lei no, l'hanno tirata su due
uomini e ora si aggira tra la stanza del drappello e quella medicheria, avvolta
in un asciugamani rosso. Piange Immacolata, ha le braccia e il volto
insanguinati: «Stringevo mio figlio Michelino per mano - racconta - da quando
è nato lo porto sempre a vedere il varo. All'improvviso un'onda altissima ci è
venuta addosso. Non abbiamo fatto in tempo a scappare. È accaduto tutto in un
attimo. Ho perso di mano Michelino. Ho urlato forte e poi sono caduta in acqua
pure io. Forse qualcuno mi ha spinto, forse è stata la forza del mare. Ho avuto
tanta paura, per me e per il mio bambino».
Immacolata è stata tirata a galla da una motovedetta della Capitaneria di
porto, al suo bambino ci ha pensato, invece, Catello, è nell'elenco dei feriti
anche lui, ha riportato qualche contusione, gli fanno male le costole, ma dalla
radiografia non sono emerse fratture. E, così, se ne torna a casa, sorretto
dalla moglie e dalla figlia di 16 anni. Se ne tornano a casa pian piano tutti.
Resta ricoverato nel reparto di Ortopedia soltanto il signor Gaetano. Ma anche
per lui alla fine «è una brutta avventura che per fortuna si può raccontare».