PARLA LA GIAMMATTEI
«Dobbiamo recuperare
le risorse stabiesi»
TITTI MARRONE
Le nubi che si addensano sulla giunta guidata da Ersilia Salvato non guastano più
di tanto l’umore della neo-assessora alla Cultura Emma Giammattei, nominata
con sua grande sorpresa. Studiosa di letteratura, storia letteraria e
civilisation napoletana, autrice di testi importanti come Retorica e idealismo.
Croce nel primo Novecento, curatrice di un fondamentale carteggio
Croce-Prezzolini e, più di recente, de La biblioteca e il dragone, Giammattei
è quel che si può definire un’autentica intellettuale laica e indipendente.
Ordinaria di Letteratura italiana all’università di Salerno, «incaricata»
al Suor Orsola, ha sempre coltivato i suoi studi con vera passione per la civiltà
culturale meridionale e con rigore ispirato anche dalla scuola dello storico
Giuseppe Galasso. Dovrebbe avere, dunque, le carte più che in regola per sedere
in modo creativo su una poltrona subito rivelatasi più bollente di quanto ci si
aspettasse.
«Conoscevo Ersilia Salvato da tempo, e
la incrociavo spesso nel treno per Roma, lei deputata, io in viaggio per le mie
ricerche in archivi o biblioteche», dice. «L’avevo conosciuta in passato,
nei primi anni Settanta e ne avevo sempre seguito l’attività: in qualche
elezione, credo anche di aver votato insieme per lei e per Giuseppe Galasso.
Avevo firmato il manifesto di intellettuali stabiesi a suo favore» aggiunge «ma
non mi aspettavo questa nomina. L’ho accettata di buon grado perché mi aveva
colpito l’intenzione di recuperare le risorse stabiesi, persone che, come me o
come l’italianista Matteo Palumbo, finora si erano sentite più che altro come
apolidi, stranieri nella propria terra».
Non è preoccupata dalle polemiche nate intorno alla giunta?
No. Sono felice di partecipare a una battaglia indipendente, con un sindaco che
ha avuto il coraggio della coerenza tra promesse e scelte, senza passare per la
logica degli apparentamenti. La destra, del resto, non sta forse dimostrando che
gli intellettuali servono?
Ha già in mente un progetto, una linea programmatica?
Le deleghe che ho ricevuto riguardano la promozione culturale, la valorizzazione
dei beni artistici, storici, librari e archivistici, il museo e il parco
archeologico, la Fondazione Viviani, il teatro comunale, i nuovi musei. Tutte
cose che mi appassionano.
Da dove comincerà?
Dalla Fondazione Viviani. Dal teatro, dal grande teatro della tradizione
napoletana. E dalla pittura, perché a Castellammare abbiamo avuto grandi
artisti anche in questo campo. Come Enrico Gaeta, un maestro dell’800 di
recente ricordato a Torino in una mostra. Perché la parola letteraria si lega a
quella teatrale, a quella figurativa...
E quella politica?
Basta poco. Impegno, buona fede, disinteresse.