Al termine di una giornata di manifestazioni e di una turbolenta seduta del consiglio comunale

Castellammare, Ersilia Salvato ci ripensa e resta sindaca

CASTELLAMMARE —

Ersilia Salvato ha ritirato

le dimissioni dopo una

giornata che si era aperta

con la manifestazione di

poco più di un centinaio di

cittadini che protestavano

contro i partiti «che vo-gliono

bloccare la città per

i loro interessi» ed era pro-seguita

con l’arrivo di An-tonio

Di Pietro. «Le dimis-sioni

della Salvato - ha det-to

il leader dell’Italia dei

Valori - sono un atto di re-sponsabilità

istituzionale.

È stata eletta e deve poter

governare malgrado certi

vizi da prima repubblica».

A seguire, la seduta del

consiglio comunale, svol-tasi

a tratti in un clima da

stadio. Salvato ha ribadito

tutte le sue critiche: «I par-titi

fanno fatica a confron-tarsi

con l’innovazione po-litica

che stiamo cercando

di realizzare e così facendo

finiscono per accentuare

la distanza con i cittadini».

 

 

Comune presidiato dai sostenitori dell’ex senatrice. Di Pietro e i suoi abbozzano un «girotondo». Il giallo del documento emendato dei capigruppo

Castellammare, la Salvato ritira le dimissioni

La sindaca chiude la crisi. Ma Rifondazione accusa: «Ha parlato come Berlusconi nel ’94»

CASTELLAMMARE —

Ersilia Salvato ha ritirato le

dimissioni. Ma ieri a Castel-lammare

dopo ottantuno an-ni

la storia si è ripetuta. Per

fortuna fino a un certo punto.

Anche nel gennaio del 1921 la

sinistra governava la Città

delle acque: i sostenitori del-l’amministrazione

cittadina

scesero in piazza e si raduna-rono

sotto la casa comunale

a presidio di quell’esperienza

di governo. In strada c’erano

gli oppositori. E fu un massa-cro,

con 6 morti e circa cento

feriti: i fatti di piazza Sparta-co,

sui quali gli storici ancora

si dividono. Ieri pomeriggio

sotto Palazzo Farnese erano

poco più di un centinaio i cit-tadini

che avevano raccolto

l’invito del «Comitato spon-taneo»

sorto dopo le dimis-sioni

della sindaca Ersilia

Salvato per protestare con-tro

i partiti «che vogliono

bloccare la città per i loro in-teressi

personali» e per chie-dere

alla prima cittadina di

tornare indietro. Si notavano

però anche numerosi stri-scioni

dell’associazione 10

giugno - una proiezione del

comitato elettorale di Salva-to

- con ammonmenti inequi-vocabili,

rivolti alle forze poli-tiche

e ai consiglieri del cen-trosinistra.

«La città chiede

una svolta ai partiti», «vi ab-biamo

eletto per risolvere i

problemi della città», «per i

consiglieri eletti: consiglio

sciolto, punizione vi aspetta»,

«i consiglieri eletti sono re-sponabili

di fronte alla città».

C’era anche un drappello dei

diepietrisiti in attesa del loro

leader che poco dopo le 17 è

arrivato accompagnato dal

fedelissimo Attilio Menduni

De’ Rossi. Contrariamente a

quanto annunciato, nessun

girotondo (se non un breve

accenno ad uso e consumo

dei fotografi) ma solo una

toccata e fuga. «Le dimissio-ni

della Salvato - ha ribadito

Di Pietro - hanno costituito

un atto di responsabilità isti-tuzionale.

E’ stata eletta e de-ve

poter governare. Purtrop-po

a Castellammare come al-trove

permangono certi vizi

da prima repubblica: i veti in-crociati,

le assenze in consi-glio

comunale, tutto per divi-dere

a tavolino incarichi, pre-bende

e quant’altro serve ai

partiti per il controllo del vo-to

di scambio sul territorio.

Salvato non ha accettato

questa logica. E noi siamo vi-cini

a lei e tutti i cittadini che

 l’hanno voluta». Dopo la par-tenza

del leader dell’Italia dei

valori l’attenzione si è con-centrata

sulla seduta del con-siglio.

Questa volta nessuna

sorpresa sul numero legale: al

momento dell’appello erano

presenti in aula tutti, ad ec-cezione

di un consigliere del-l’Udeur,

un’assenza quest’ul-tima

peraltro giustificata.

Dopo l’approvazione di un

paio di provvedimenti è ini-ziato

il dibattito sulle dimis-sioni

della sindaca. E’ stata

proprio Salvato che ha preso

la parola per prima, ribaden-do

punto per punto le criti-che

alla forza politiche. «I

partiti - ha affermato - fanno

fatica a confrontarsi con l’in-novazione

politica che stia-mo

cercando di realizzare e

così facendo finiscono per ac-centuare

la distanza con i cit-tadini».

Sulle prerogative del

sindaco e dei consiglieri l’ex

vicepesidente del Senato è

stata fermissima. «Ai partiti

spettano la progettualità e il

controllo ma non certo la ge-stione».

E ancora ha puntato

il dito contro «le resistenze

verso le innovazioni politi-che,

non solo quelle interne al

consiglio comunale, ma an-che

dei gruppi di interesse

che ci sono in città». Ha poi

concluso: «Non sono un sin-daco-

monarca, ma non ri-nuncerò

mai alla mia autono-mia».

Tra gli applausi e il tifo

da stadio della rumorosa fol-la

che ha seguito fino al ter-mine

la seduta, Salvato ha at-teso

la risposta della sua

maggioranza. A sorpresa il

documento elaborato con

grande travaglio dai segreta-ri

provinciali del centrosini-stra,

che avrebbe dovuto

spianare le porte a un rapido

chiarimento ed evitare le in-sidie

del dibattito, è stato let-to

solo alcune ore più tardi:

nel frattempo ad uno ad uno

sono intervenuti tutti i grup-pi

politici. Il consigliere Balia

di Rifondazione è stato inter-rotto

da una sonora bordata

di fischi e di improperi. La se-duta

è stata sospesa per al-cuni

minuti. «Cose del gene-re

- ha commento nel corri-doio

il dirigente provinciale

del Prc Francesco Manna - si

vedono solo in Venezuela o in

Colombia. Del resto, il di-scorso

di Ersilia è stato il peg-giore

che ho finora ascoltato.

"Lasciatemi governare" lo di-ceva

Berlusconi nel ’94». Que-sto

per rendere la differenza

tra le posizioni ufficiali

espresse nel documento, che

ha subito emendamenti fino

al momento della lettura, e

quelle sussurrate dietro le

quinte. Ma sono state le pri-me

a contare. I segretari, pur

riaffermando «l’insostituibile

ruolo dei partiti» hanno riba-dito

«le prerogative di auto-nomia

del primo cittadino»

nella scelta della giunta e del-le

altre nomine. Tanto è ba-stato

per riconsegnare a Ca-stellammare

una sindaca (al-l’apparenza)

più forte.

Gimmo Cuomo

Tutte le tappe

della crisi

al Comune

stabiese

L’ELEZIONE

Ersilia Salvato viene

eletta sindaco di

Castellammare di Stabia

nel giugno scorso.

L’esponente diessina

supera al ballottaggio

con il 55,3% dei consensi

l’esponente moderato

Antonio Bonifacio,

fermatosi al 44,7%.

LA GIUNTA

La Salvato guida una

maggioranza che

dispone in aula di 18

consiglieri su 30. La

giunta è composta da

due assessori Ds, due

Sdi, due Margherita

(uno Ppi, uno diniano)

uno Italia dei Valori e

uno Udeur. Gli ultimi

due sono indipendenti,

anche se comunque

riconducibili alla

sinistra. Vicesindaco è il

notaio Salvatore Di

Martino. Polemica

Rifondazione,

maldipancia tra i Verdi e

nell’Udeur.

LE DIMISSIONI

Nella seduta del 29

luglio manca per la

seconda volta il numero

legale in Consiglio

comunale. All’appello

risultano assenti tre

consiglieri dello Sdi, un

verde e uno dell’Udeur.

L’opposizione esce

dall’aula. La Salvato, per

protesta, si dimette.

MARCIA INDIETRO

Ieri la sindaca ha ritirato

le dimissioni.

 

LA MANIFESTAZIONE

Ieri si è svolta

la manifestazione

di sostegno

alla sindaca

di Castellammare,

Ersilia

Salvato,

promossa

dall’Italia

dei valori

di Antonio

Di Pietro

Ma l’atteso

«girotondo»

non è

riuscito

L’ex senatrice

ha ritirato

in serata

le dimissioni

che aveva

rassegnato

nei giorni

scorsi,

chiudendo

una crisi