MERCOLEDÌ 17 LUGLIO 2002 Corriere del Mezzogiorno Le altre News

IN PRIMO PIANO A RC H I T

I commenti : AMATO LAMBERTI -Presidente della Provincia di Napoli ( Verde )

                     BENEDETTO GRAVAGNUOLO : Architetto

                     ERSILIA SALVATO - Sindaco di Castellammare di Stabia

U RA

«Giù l’ecomostro di Pozzano, è legale ma brutto»

Blitz di Legambiente: «Il mega-albergo altera il paesaggio e le scelte estetiche sono inadeguate alla Costiera»

CASTELLAMMARE

— Il mare in tempesta,tanto grosso da impedire la partenza di aliscafi e

traghetti, non ha blocca-to gli attivisti di Legam-biente.

A mezzogiorno, a bordo della Goletta Ver-de i volontari dell’asso-ciazione

hanno issato lo striscione «Abbattiamo-lo».

In lontananza, per-ché il forte mare non ha permesso di avvicinarsi

alla costa, la figura ma-stodontica del comples-so turistico-alberghiero

che sta nascendo sulle ceneri della Calce e Ce-menti di Pozzano. Per gli

ambientalisti «l’ecomo-stro legalizzato».

«Ecomostro» è un ter-mine altisonante, spesso usato in maniera impro-pria,

che fa venire in mente le strutture del passato, realmente abu-sive

e tragicamente irri-verenti nei riguardi di paesaggi e luoghi mera-vigliosi:

dal Fuenti alle case costruite nella Valle dei templi di Agrigento.

Questa è un’altra storia.

Il complesso stabiese per Legambiente è, infatti, il simbolo di una negazio-ne

estetica, dell’architet-tura infelice, in una paro-la «senz’anima», sebbene

sia tutto perfettamente secondo progetto, plani-metrie, volumetrie e

quant’altro. È il paesag-gio ad essere «mostruo-samente» alterato non

dal cemento, ma da strutture che cozzano con la costiera più bella del mondo.

Dal mare, che ieri ha messo a dura prova esperti navigatori che ormai da giugno sol-cano il pelago italiano, proprio accanto agli sta-bilimenti balneari, si er-gono

quattro corpi di fabbrica, bianchi come un cencio. Le leggi sono state rispettate, questo si sa. «Ma l’acciaio a vi-sta? E quelle graticole che fungono da ringhie-re,

erano proprio neces-sarie?».

Lucia Fazzo è la portavoce di Goletta Verde di Legambiente.

«Ogni volta che tornia-mo in Campania – spiega – riceviamo moltissime denunce. Ultimamente tante riguardano proprio l’ex cementificio». Non piace, così com’è ora, la

megastruttura di Pozza-no. E lo dimostra anche il fatto che il blitz, sulla terra ferma, dei ragazzi di Legambiente ha bloc-cato per un po’ il traffico sulla statale sorrentina.

«Bravi, fate bene, è un or-rore», qualcuno si ferma per applaudirli.

«L’operazione di "re-cupero" del vecchio ce-mentificio – continua la portavoce – grava come un macigno sul paesag-gio dell’intera Penisola sorrentina, realizzato in un’area di inedificabilità assoluta come regola-mentato dal Piano paesi- stico. Il grimaldello uti-lizzato, infatti, è conte-nuto nella delibera del Consiglio regionale della Campania, la numero 53/1 del ’98, con la quale venne concessa una de-roga al Put (Piano urba-nistico territoriale) che garantiva la permanenza dello stabilimento "Cal-ce e cementi" e il suo riu- tilizzo privato a fini turi-stici, nonostante le innu-merevoli

contestazioni mosse dalle associazioni ambientaliste sull’op-portunità di sottrarre al

pubblico godimento uno dei più bei tratti di co-sta».

È datata, infatti,maggio 2000 una lettera firmata da Legambiente, Italia Nostra e Wwf, in-viata al Presidente della Repubblica «quale su-premo garante della Co-stituzione,

che tutela il paesaggio, bene inalie-nabile della Nazione». «È ancora possibile – termi-na Lucia Fazzo – tornare indietro. In che modo? Almeno non lesinando

sui materiali utilizzati. Un imprenditore non può risparmiare quando deve costruire un alber-go  sul mare. Altrimenti cambi mestiere. Si sta ti-rando su una struttura

ricettiva a cinque stelle come se fosse un capan-none industriale».

Messaggio chiaro, de-stinatario il gruppo ve-neziano Zacchello, che pure ha tutte le carte in regola per costruire. Ve-diamo cosa precisamen-te (in realtà è visibile a

tutti perché i lavori sono nella fase finale): il pro-getto riguarda un’area di proprietà di 330 mila me-tri quadrati, di cui circa 10 mila sull’altro lato del-la statale, sotto il costo-ne roccioso, zona desti-nata ad ospitare un par-cheggio sotterraneo da

250 posti auto, con rela-tivo sottopasso che con-durrà i clienti dell’alber-go o del lido direttamen-te al mare; il corpo di fabbrica più grande, comprensivo delle due torri, è di 14 mila metri quadrati: lì sorgerà l’al-bergo da 188 camere e 323 posti letto. Poi anco-ra, nella struttura cen-trale nascerà il centro benessere, accanto cen-tro

congressi (la struttu-ra con le volte a botte), piscine, discoteca, bar nei due piani che si vedo-no solo dal mare e poi i 12 mila metri quadrati per il lido. Non è ancora in co-struzione la struttura che prenderà il posto del vecchio frantoio. Per il momento i ruderi sono avvolti da cartelloni pub-blicitari.

Tutta l’area, inoltre, è ancora invasa dalla puz-za dei rifiuti che furono depositati nel sito «prov-visorio» di Pozzano lo scorso anno, in piena emergenza. «La puzza

c’è ma ancora per poco», assicura il subcommissa-rio Giulio Facchi. Le ulti-me 400 tonnellate do-vrebbero partire a breve via treno per l’Austria.

Simona Brandolini

IL VERDE Lamberti:

 è cambiato il progetto che firmai NAPOLI — Amato Lamberti, presidente della Provincia

di Napoli ma soprattutto ambientalista di frontiera, la sua   firma sotto il progetto l’ha messa, ma ora prova un forte im-barazzo.

E non lo nasconde: «Vedendo le foto pubblicate dal "Corriere del Mezzogiorno", devo riconoscere che la realiz-zazione è più brutta del progetto. L’impatto è forte, forse

perché nel progetto c’è il verde e qui ancora non c’è, ma so-no sicuro che in corso d’opera qualcosa è stata modificata».

Un bel pasticcio, insomma, anche per il risvolto della medaglia: «Riconosco l’e-sigenza

di vigilare sui volumi e di inter-venire per migliorare l’estetica della struttura, ma stiamo attenti prima d’im-boccare strade senza uscita: a Castel-lammare come a Bagnoli o come a Tor-re del Greco, dove pure c’è un albergo sul mare criticatissimo da Legambien-te, non è possibile teorizzare la contem-plazione o la rinaturalizzazione "sic et simpliciter" del territorio. A Bagnoli, ad esempio, il grande parco va benissimo,

ma qualcosa dentro bisogna decidersi a metterla. La stessa cosa vale per Pozza-no:

in una realtà degradata dove c’è bisogno di garantire sviluppo e occupazione e, tra l’altro, c’è una pressione for-te del mercato che chiede strutture ricettive belle e com-petitive. Non si può non riconoscere che l’intervento riqua-lifica

l’area e garantisce sviluppo». Non si abbatte, quindi. «È giusto correggere gli eventuali errori del progetto. Per fare un esempio, se è vero che la torre saracena viene co-perta dalla nuova fabbrica bisogna intervenire subito e ri-mediare».

Amato Lamberti

 

LA SINDACA Salvato: non l’avrei fatto, ora non si può demolire

CASTELLAMMARE — «Quando l’opera è stata decisa io non c’ero. Mi limito a dire che avrei fatto una scelta di-versa».

Cioè? «Avrei restituito alla città l’ex cementificio. Così come farò con la vecchia Colonia dei ferrovieri. Anche lì volevano tirare su un mega-albergo, invece ne farò una

piscina comunale aperta tutto l’anno». Ersilia Salvato, sin-daco di Castellammare da poche settimane, non nomina il suo predecessore ma, quando leggerà queste dichiara-zioni, Catello Polito sicuramente si ar-rabbierà.

La prima cittadina di oggi, in-fatti, dice che «ognuno si porta dietro la sua cultura» e quella dell’ex, evidente-mente non è di suo gradimento. Anche perché la Salvato non crede che questi interventi diano buoni frutti sul piano dell’occupazione e dello E allora cosa si fa, si abbatte?

«An-diamo piano con le sentenze. Gli am-bientalisti fanno bene a protestare, an-che

a noi la struttura non piace, anzi esteticamente è proprio brutta e va pe-santemente

rivista, almeno dove è an-cora possibile farlo. I volumi, però, so-no corretti, anzi sono stati anche ridotti rispetto al pro-getto originario».

Ma l’alluminio anodizzato grida vendet-ta e stona maledettamente in quello scenario. «È vero, ma non dimentichiamo che lo scenario al quale si fa riferi-mento è pieno zeppo di opere mostruosamente brutte. A Castellammare, se me lo consentiranno, farò per prima co-sa un Piano di decoro della città».

Dobbiamo rassegnarci, quindi.

«Dobbiamo salvare il salvabile, ma non si può ab-battere un’opera che è stata quasi completata».

Ersilia Salvato

 

 

L’ ARCHITETTO

Gravagnuolo: comunque meglio del cementificio

NAPOLI — Benedetto Gravagnuolo, firma illustre dell’ar-chitettura napoletana e nuovo preside della facoltà di Palazzo Gravina, invita a un sano realismo critico e storico: «Il vero mo-stro– dice con convinzione – era il cementificio sul mare mol-to simile alle installazioni petrolchimiche della costa siciliana.

Un albergo sul mare, invece, va molto meglio di una fabbrica inquinante, a patto, però, che sia salvaguardata la qualità ar-chitettonica».

E qui, riconosce Gravagnuolo, il discorso è più complicato perché nel caso in questione il valore estetico è discutibile e la mobilita-zione civile è giusta e opportuna, purché si

proponga l’obiettivo di migliorare la strut-tura e non si prospettino soluzioni che non

sarebbero praticabili. Un giudizio con i piedi per terra, che parte anche da un’al-tra

constatazione: la costa sorrentina, nel suo complesso, è stata orrendamente mo-dificata ed è opportuno, quindi, che si ope-rino interventi capaci di migliorare la ri-cezione e, quindi, la qualità dell’offerta tu-ristica.

«Anche perché – sottolinea il pre-side – l’abbattimento "tout court" non ha alcuna possibilità di essere realizzato in quanto i privati proprietari lo impedirebbero. È giusto e dove-roso, però, adoperarsi per strappare interventi correttivi. Non ci troviamo di fronte a un capolavoro, insomma. La struttura di Pozzano richiama, sia pure con un impatto diverso, quella di Fuenti che ha diviso in due il Paese. Anche in questo caso il

problema non riguarda la destinazione d’uso – la scelta dell’al-bergo è corretta – ma, piuttosto, le linee estetiche e la qualità del disegno architettonico. Risparmiare, utilizzando magari materiali meno nobili, è un errore da evitare».

Benedetto Gravagnuolo

Interviste a cura di CARLO FRANCO

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