| L’ex
cementificio che sorgeva sulla stessa area
LA LEGALITA’ E L’ESTETICA di PAOLO GRASSI |
|
|
Uno sfrecciante e imprendibile tender con a bordo sei attivisti di Legambiente sbarcherà sulla spiaggia antistante l’«ecomostro legalizzato» di Pozzano, a Castellammare di Stabia, pochi minuti dopo mezzogiorno. Poi, sempre se non ci saranno ostacoli, i pasdaran ambientalisti di Goletta Verde pianteranno da qualche parte, comunque ben in vista, uno striscione con su scritto: «Abbattiamolo». Una struttura da buttare giù non perché senza permessi o fuori dalla legge, tengono a spiegare sempre quelli di Legambiente, bensì «perché esteticamente brutta». A poco più di un anno dalla prevista inaugurazione dell’albergo che sta sorgendo sulle ceneri dell’ex cementificio "Calce e Cementi", chiuso nel 1973 e da allora abbandonato al suo degrado fino al nuovo millennio, divampa la polemi-ca sull’«impatto visivo» della struttura voluta dalla potentefamiglia veneta Zacchello. Un complesso alberghiero da cen-tottanta camere e trecento po-sti letto; un centro congressi per trecento persone; un risto-rante di lusso su una torre del-la ex fabbrica; occupazione a regime prevista per 100 perso-ne tra diretti e indotto; un in-vestimento superiore ai cin-quanta miliardi di lire, di cui la metà pubblici. Tutto nell’ambito del contratto d’area torrese-stabiese, gestito dalla società Tess. «Ma quale ecomostro», ribatte Catello Polito, ex sindaco di Castellammare ed ex presidente della Tess. «Possiamo discutere sul gusto architettonico, ma credo che in questo campo ognuno la pensi come crede e io posso vederci un’opera d’arte... La verità è che i proprietari dei suoli potevano anche riprendere a produrre, mentre hanno scelto di puntare sul turismo. Meno male». Poi Polito ricorda che c’è stata una sostanziale riduzione delle cubature, da 90 a 65 mila metri quadrati coperti. «Ad occhio, guardando la costruzione dal mare – commenta Salvaore Vozza, ma-nager della Tess – sembra che vi sia più cemento. La verità è che il complesso si è accorciato e abbassato. Prima c’era un mostro, ora, invece, dopo più di unquarto di secolo sarà il simbolo della ripresa per lacittà e il ricongiungimento tra Castellammare e la Pe-nisola». Certo, ammette Vozza, «potrà fare anche discutere dal punto di vista estetico, ma siamo di fronte ad una proprietà privata. Anche a me sarebbe piaciuto avere una spiaggia, ma chi compra un’area per poi radere tutto quello che c’è al suolo?». E conclude: «Castellammare ormai percepisce quest’albergo in dirittura d’arrivo come una vittoria». Paolo Grassi
|
|