Corriere della Sera 28 Agosto 2002

Come eravamo: Ersilia Salvato, la flotta Nato e la corazzata Potemkin

CASTELLAMMARE —

Correva l’anno 1979, o giù di

lì. Anni di Orso sovietico e

Zio Sam che si guardavano

in cagnesco, e ogni tanto se

le davano di santa ragione

(per interposti Stati); anni

di fiere contrapposizioni

ideologiche e ideali, Est

contro Ovest, imperialismo

contro socialismo, o si sta-va

di qua o si stava di là. E

a Castellammare, Comune

rosso (Gava a parte) per ec-cellenza,

si stava molto di

là; al punto che, quando la

banda militare della Sesta

Flotta (che all’epoca, per ri-badire

il controllo del Medi-terraneo,

incrociava strate-gicamente

nel Golfo di Na-poli

un giorno sì, e l’altro

pure) venne in mente di te-nere

un concerto proprio lì,

i militanti locali della Fede-razione

giovanile comuni-sta

decisero di rispondere

per le rime a quella che con-sideravano,

più che un’esi-bizione

musicale, una pro-vocazione

a stelle e strisce,

una prova di forza yankee

attuata, piuttosto che con i

mitra e i defolianti, a colpi

di sassofono e di banjo.

Quello era già tempo di

primo riflusso; ma l’onore-vole

Ersilia Salvato, pur fu-mando

appassionatamente

il calumet, non s’era certo

indianometropolitanizza-ta;

ma, anzi, fedele alla li-nea,

fu tra i promotori della

dura contestazione anti-Usa,

che si concretizzò –

proprio mentre il capo del-la

banda militare dava il

«la» agli orchestrali in divi-sa

– nella liberazione in sa-la

di decine di colombe

bianche all’uopo stivate in

galleria. E, assieme agli

alati simboli di pace, parti-rono

assordanti battiti di

piedi e slogan infuocati del

tipo «Fuori la Nato dall’Ita-lia»,

o il più sbrigativo «Fuo-ri

dai c...». Addio dixieland,

addio swing, addio Glenn

Miller, e largo alla tarantel-la:

mentre i musicisti gallo-nati

statunitensi battevano

in ritirata, entravano in

azione i celerini italiani al-lertati

da tempo, che si det-tero

a manganellare i con-

testatori in fuga lungo le

scale del teatro, inseguen-doli

fin dentro la Villa Co-munale.

Dove, ricorda qual-che

testimone, l’onorevole

Salvato provò a rendere no-to

il suo status di parlamen-tare,

ma in cambio ottenne

solo di essere schiaffeggiata

da un vicequestore.

Dissolvenza incrociata,

come si fa nei film per indi-care

che è passato del tem-po:

qui a Castellammare ne

è passato un bel po’, più di

vent’anni, e la combattiva

compagna Ersilia Salvato

ne ha fatta di strada, non è

stata sempre fedele alla li-nea,

e adesso si ritrova a ca-

po di una giovane (e già li-tigiosa)

maggioranza di

centrosinistra. E idealmen-te

ce la figuriamo mentre

scruta, con un misto di ap-prensione

e di nostalgia, l’o-rizzonte:

ecco laggiù il pas-sato

che ritorna, sotto forma

di otto navi della flotta Na-to

che avanzano verso il

porto di Castellammare, do-ve

attraccheranno tra po-chi

giorni. Immaginiamo il

suo cuore in tumulto; ma,

avesse anche vent’anni e

qualche carica istituziona-le

di meno, è difficile ipotiz-zare

una Salvato di nuovo

armata di colombe da lan-cio:

nel frattempo l’ombrel-lo

Nato non solo non s’è

chiuso sulle nostre teste, ma

s’è aperto persino su quelle

degli ex-nemici ex-sovieti-ci,

ed Ersilia ha preso atto.

Però in Forza Italia non ri-nunciano

a stuzzicarla; e

qualcuno deve aver raccon-tato

a Fulvio Martusciello

quell’episodio di tanti anni

fa, visto che il consigliere

regionale azzurro non ri-nuncia

a sfrucugliarla:

«Speriamo che la Salvato

sia in prima fila a ricevere

le navi, dichiarandosi ono-rata

dell’aiuto che in questo

modo si dà alla Nato». La

Salvato versione «vent’anni

dopo» non si sbilancia: «So-no

questioni che riguarda-no

la Capitaneria. Al Co-mune

non risulta nulla: cer-to,

però, che otto navi sem-brano

un po’ troppe per un

porto così piccolo...». Un-derstatement:

eppure l’idea

che, con tanti possibili sca-li

lungo lo Stivale, la flotta

Nato abbia deciso di getta-re

l’ancora proprio nel por-to

della città ora retta dalla

donna che un tempo si bat-teva

contro il Patto Atlanti-co

deve avere per lei il sa-pore

di un atroce scherzo

del destino. Oppure di una

intelligence Nato dalla me-moria

assai lunga: che le

prue di quelle otto navi pun-tino

su Castellammare per

lavare l’onta di quel concer-to

militare andato a male?

Per quanto affascinante da

un punto di vista romanze-sco,

l’ipotesi è poco plausi-bile:

anche perché per gira-re

una scena simile ci vor-rebbe

il talento furioso di un

Ejzenstein. E, al momento,

la sinistra deve acconten-tarsi

del broncio autoriale

di Nanni Moretti. No, Ca-stellammare

non avrà la

sua «Corazzata Potemkin».