INCHIESTA
IN COSTIERA
CINZIA BRANCATO
È il lido più famoso della Costiera e il suo amministratore unico è anche il
presidente nazionale del sindacato balneari: il «Bikini» e Riccardo Scarselli.
Una storia, la loro, cominciata 51 anni fa e finita, dopo 36 denunce e un anno e
mezzo di indagini, nelle pagine di un fascicolo della Procura di Torre
Annunziata. Ieri mattina lo stabilimento balneare, che sorge a metà strada tra
Castellammare e Vico Equense, è stato posto sotto sequestro. Scrivono i
magistrati: «La struttura è stata realizzata su terreno demaniale senza avere
mai ottenuto le concessioni edilizie». Pertanto, è illegale. E va chiusa.
Sotto inchiesta il suo amministratore. Lungo l'elenco delle ipotesi di reato a
suo carico. Secondo gli inquirenti, Riccardo Scarselli, deve rispondere di
violazione alle norme della navigazione, di abusivismo edilizio e deturpamento
delle bellezze naturali.Ma i guai per il presidente nazionale del Sib non sono
finiti. Secondo i pm Paolo Fortuna, Giancarlo Novelli e Ciro Cascone, titolari
dell'inchiesta, l'imprenditore deve rispondere anche di malversazione ai danni
dello Stato, truffa e falso ideologico. Dalle perizie tecniche coordinate da
Maria Martucci, il consulente dell'archivio storico di Roma nominato dalla
Procura di Torre Annunziata, sarebbe infatti emerso che Scarselli avrebbe
percepito per anni i contributi regionali (circa 50 milioni delle vecchie lire
ogni anno) per abbattere dal suo stabilimento le barriere architettoniche, a
tutela ovviamente dei portatori di handicap. Cosa questa che, invece, non
avrebbe mai fatto. I magistrati sospettano che quei fondi siano stati utilizzati
per l'ingrandimento e l'abbellimento del lido. Vedi, per esempio, il costone di
scogliera attrezzato abusivamente a solarium o l'ampliamento della zona
destinata alle cabine.
Ma a suo carico c'è ancora un'altra ipotesi di reato, anche se è stata
prescritta: truffa aggravata e falso, questa volta per essere il titolare di una
concessione rilasciata nel 1951 dal Comune di Vico Equense e dalla Capitaneria
di porto al padre Francesco e che dagli accertamenti oggi effettuati, si è
scoperta essere del tutto falsa. Insomma, è come dire: il «Bikini» non
sarebbe mai dovuto finire in mano alla famiglia Scarselli. In un solo colpo
viene così cancellato mezzo secolo di storia raccontata sotto l'ombrellone,
cominciata negli anni Cinquanta, quando sulle spiagge impazzava il due pezzi, i
juke-boxe si accendevano al solo ritmo del Rock and Roll, al mare gli stabiesi
andavano ancora con la carrozzella. Oggi il «Bikini» non è solo una spiaggia,
ma anche una discoteca à la page e un ristorante premiato con due stelle sulla
guida Michelin. «Siamo soltanto all’inizio. Gli accertamenti proseguiranno
anche su altri lidi», assicura il procuratore capo Alfredo Ormanni, mentre da
ieri mattina gli uomini della Capitaneria di porto, coordinati dal comandante
Antonino De Simone, insieme con i carabinieri del Ros e i tecnici della Procura,
sono impegnati a isolare e recintare i 1500 metri quadri dello stabilimento,
area parcheggio compresa: i magistrati dicono che è stata realizzata su suolo
di proprietà dell’Anas.